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Occhio quadrato
Prezzo: € 3000,00

Lattuada Alberto

Occhio quadrato

Lattuada Alberto

Occhio quadrato

Milano, Edizioni di Corrente 1941

Il quindicesimo titolo delle

edizioni di Corrente, costola

editoriale dell'omonima rivista

d'arte e lettere fondata da Ernesto

Treccani che nel 1940 il regime

costrinse a chiudere i battenti, è il

libro fotografico di Alberto

Lattuada dal geniale titolo

"Occhio quadrato".

Siamo nel 1941 e Alberto

Lattuada è un giovane

intellettuale che in quegli anni

aveva raccolto numerosi scatti con la sua Rolleiflex 6x6, macchina

che fin dagli anni '30 si era

imposta come uno dei migliori

strumenti per fotografi

Una volta raggiunta una certa

quantità, un centinaio circa,

Lattuada sente la necessità di

pubblicarle in formato libro non

prevedendo certo l'importanza

capitale di quanto verrà

assemblato. Lattuada è con Mario

Soldati sul set del film Piccolo mondo antico e gli mostra il

materiale. Parlando della

realizzazione libro il giovane

regista piemontese gli regala il

titolo del libro che uscirà per i

tipi di Guido Modiano il 10

Luglio 1941 con una poesia

originale di Ernesto Treccani , un

disegno di Fabrizio Clerici e

l'impaginazione di Aldo Buzzi

Il titolo di per sé rappresenta uno

scatto in avanti nell'approccio non

solo editoriale ma anche culturale

da parte del mondo artistico nel

confronti delle opere e della

realtà stessa. Sotto il regime

fascista la fotografia come

disciplina indipendente aveva goduto di ampio favore nonché

di sostegno a iniziative come corsi

specializzati, libri e mostre. Il

tutto ovviamente avveniva in un

ottica propagandistica dove la

fotografia fungeva da puro

documento tanto dei fasti ufficiali

dei raduni oceanici quanto

dell'efficienza fascista al lavoro

nelle province geografiche e

sociali del Paese.

Si aggiunga che anche al di fuori

della dimensione propagandistica

la fotografia si era cimentata ben

poco in direzioni artistiche che

osassero superare la dimensione

oleografica dell'immagine.

Titolare un libro in quel modo

non rimandava solo alla forma. fisica dello scatto e il conseguente

sguardo geometricamente

obbligato, ma dichiarava

implicitamente la possibilità

dell'uso delle immagini attraverso

una loro funzione autonoma dal

testo. Tra l'occhio e l'immagine si

genera lo sguardo ed è questo il

momento narrativo, lo strumento

che permette evocazioni nel

proprio immaginario; il titolo

assegnato ad ogni fotografia è

puramente didascalico e lascia al

rapporto occhio/immagine la

capacità di prendere significato.

Se questo dato semiotico è

fondamentale per "inquadrare"

l'importanza storica del libro lo è

altrettanto il panorama

immortalato dalla Rollei di

Lattuada. Quanto compare al

lettore sono 26 tavole

fotografiche, 26 immagini in

bianco e nero formalmente

eleganti, supportate da

consapevole equilibrio visuale:

sono angoli di una Milano

marginale, periferica; sono scorci

di strade, case, mura, uomini,

cantieri che si offrono

all'osservatore dell'epoca con

sobrietà realistica, senza forzature

stilistiche che creano un unico. panorama umano e politico di

fronte al quale non si poteva più

pensare alla fotografia come puro

strumento documentale e tanto

meno misconoscere il dietro le

quinte del potere. Nasce così il

primo libro neorealista

anticipando parte dell'omonimo

movimento cinematografico. La

vicenda del libro è però delle

meno felici. Chi di dovere nelle

stanze del fascio milanese, tale

Criscuolo, intravede nel libro di

Lattuada, a partire dal nome

dell'editore non certo per

sensibilità artistica, l'altra faccia

della medaglia che veniva lustrata

proprio in quel periodo con il

piano urbanistico E42. Lattuada fu convocato e

rimproverato in merito, ma forse,

vuoi per i buoni uffici del padre di

Treccani vuoi perché la censura

gli avrebbe comunque conferito

importanza ed eco, non ci fu una

vera e propria censura e

conseguente ritiro dal

commercio. Chi scrive è convinto

che le copie invendute fino a quel

momento furono accantonate in

qualche appartamento o soffitta

in attesa che l'attenzione fascista

scemasse nel giro di qualche

mese, e che la promozione del

volume fosse rallentata se non

interrotta. Conosciamo tutti quanto la

situazione bellica peggiorasse fino

ai bombardamenti del 1943 e ci

viene fatto di ipotizzare che il

fondo editoriale abbia subito in

vari modi le conseguenze avverse

della seconda guerra mondiale.

Diversamente non si

spiegherebbe l'estrema rarità del

libro di cui non si vede traccia nel

mercato da parecchi anni. E' bello

pensare che in qualche soffitta

milanese scampata ai

bombardamenti, alle invasioni dei

senza casa, a quella dei topi negli

anni '50, alle perdite d'acqua di

tetti ammalorati dei '60, dai

condoni edilizi dei '70, dalle

riconversioni in mansarde di lusso

degli anni 90, sopravviva qualche

scatola con varie dozzine di

"Occhio quadrato"; ma questo è

il sogno che tiene vivo il mercato

e lo spirito dei collezionisti.