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Milano
Prezzo: n.d.

Orsi Carlo / Pirelli Giulia

Milano

 

Milano, Alfieri 1965
Leg. editoriale mz tela (40X30) pp. 106
Introduzione di Dino Buzzati. Con dedica degli autori che si firmano Carlo e Zizi.  In ottimo stato salvo leggera spellatura al margine alto destro del piatto. 

 

 

Nella dimensione documentale del fotolibro

una categoria fondamentale è stata e continua

a essere la difficile impresa di rappresentare

e raccontare una città. Soggetto polimorfo

che costringe l’autore a confrontarsi con le

persone e i luoghi nel loro intreccio strutturale.

Gli approcci a questo tipo di lavoro possono

essere di vario genere, ma ciò che li accomuna

tutti è il rischio di cadere nel banale; di sciorinare

una sequenza di immagini prive di

un filo conduttore. Uno dei libri che da tale

rischio si sono emancipati è Milano di Carlo

Orsi e Giulia Pirelli, pubblicato da Bruno

Alfieri nel 1965 con introduzione di Dino

Buzzati, grafica di Giancarlo Iliprandi, stampato

da Fantoni Artegrafica di Venezia in

formato folio. A pochi anni di distanza da

Milano Italia di Mario Carrieri di cui abbiamo

già scritto (cfr. charta n. 141, pag. 16) Orsi

e Pirelli si cimentano nell’impresa con uno

sguardo che con Carrieri condivide solo la

professionalità e l’acume fotografico, poiché

se nel primo assistiamo a una narrazione

drammatica e sperimentale, nel secondo più

che a un racconto gli autori ci mettono di

fronte a 54 scatti in bianco e nero la cui

singola potenza e densità estetica è tale da

poterle disporre in qualsiasi sequenza. E se

quello della disposizione è il meccanismo

principale per governare il senso del soggetto,

la Milano di Orsi Pirelli lascia cadere dall’alto

gli scatti come se ognuno di essi fosse “lo”

scatto e lo fa grazie alla qualità dello scatto

in quanto tale e alla superba perizia della riproduzione

a stampa. Se oggi volessimo “la”

foto sull’urbanistica, sull’immigrazione, sull’architettura,

la nebbia, i bambini, il centro

storico, la minutaglia esistenziale del vivere

urbano, la periferia, il centro storico della

Milano di quegli anni, ci basterebbe estrarre

da questo splendido libro una qualsiasi immagine

e ne avremmo quella più rappresentativa,

quella – come si suole dire – iconografica,

iconica. La famosa copertina dove

un “ghisa” bianco, quasi in posa, spicca nei

neri della metropolitana poteva essere sostituita

dalle foto fatte sul “Pirellone” o dal

bambino che rincorre i piccioni. L’intelligenza

degli autori è stata proprio quella di condensare

senso e significato in ogni immagine

emancipandosi dalla dimensione narrativa

della sequenza. Ognuna di queste istantanee

potrebbe ancora oggi fare da copertina o da

manifesto della Milano degli anni Sessanta.

Altro elemento fondamentale che fa di

questa opera un “libro cult” per collezionisti

è l’accuratissima riproduzione tipografica

delle fotografie. I fortunati possessori del

volume noteranno soprattutto in controluce

e osservando le pagine inclinate l’emergere

di uno strato argenteo che evidentemente

contribuisce alla maggiore intensità percettiva

dei neri e dei grigi e delle loro gradazioni.

Testimonianza dell’ottima fedeltà della stampa

tipografica nel riprodurre gli effetti tipici

della stampa chimica al platino. Non ultimo,

va sottolineato il contributo grafico di Giancarlo

Iliprandi al quale si deve un equilibrato

intercalare nell’impaginato delle immagini

a piena o a doppia pagina piuttosto che centrate,

ripetute in simmetria, affiancate o intervallate

da pagine mute completamente

nere. L’unica pecca che riguarda la veste editoriale

è la grande dimensione dei piatti la

cui affrancatura al volume fu affidata a un

debole dorso in tela per cui non è facile

trovare una copia che non abbia ai margini

del dorso principi di scollatura o imbarcamento,

ma questo forse infervora ancora di

più librai e collezionisti nella competizione

del possesso e funge da discrimine principale

nella valutazione di mercato che attualmente