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Gli esclusi Fotoreportage da un'istituzione totale
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D'Alessandro Luciano

Gli esclusi Fotoreportage da un'istituzione totale

D'Alessandro Luciano
Gli esclusi Fotoreportage da un'istituzione totale
Milano, il Diaframma 1969
Leg. ed. sov. (31X24) pp. 120
Fotografie  di Luciano D'Alessandro
Presentazione di Sergio Piro
Grafica di Michele Ketoff
In perfetto stato

 

GLI ESCLUSI: IL VOLTO, LE MANI

Nel 1969, lo stesso anno in cui esce il libro

oggi di culto Morire di classe (cfr. charta n.

142, novembre-dicembre 2015, pag. 12) si dedica

allo stesso argomento, la condizione manicomiale,

il fotografo napoletano Luciano D’Alessandro

con un libro anch’esso molto ricercato

dai collezionisti dal titolo Gli esclusi. Per realizzarlo

con le edizioni Il Diaframma di

Milano si avvale dello psichiatra Sergio Piro

e del grafico Michele Ketoff. La coincidenza

temporale ci segnala ancora una volta il clima

culturale italiano che nel primissimo post ‘68

si dirige con serietà verso l’analisi critica di un

Paese dove i retaggi della cultura cattolica e

borghese mantengono un predominio che, di

fatto, grida vendetta. L’argomento, come segnala

Piro nelle bellissima introduzione al volume

non è di facile trattazione. Libri e manuali di

psichiatria sono pieni di documentazioni fotografiche

e la loro natura, ovviamente di carattere

scientifico, non fa che documentare in

modo freddo e inespressivo i luoghi ancor più

che le persone e quindi senza nessuna intenzione

narrativa. Al contrario Luciano D’Alessandro

riesce nella difficile impresa di coniugare

documento e narrazione drammatica. L’argomento

per sua natura non può che esserlo. In

copertina il titolo ci rimanda subito a una

condizione sociale e quindi politica, ovvero,

come Franco Basaglia in quei

tempi va spiegando agli italiani,

si riferisce al meccanismo perverso

col quale una società

obbliga il diverso a essere allontanato

senza l’intento di

cura ma a protezione del mondo dei normali.

Nella stessa copertina però campeggia un

primo piano di un volto in cui solo gli occhi o

meglio lo sguardo ci rivelano la dimensione

personale individuale che si paleserà sfogliando

il volume. Dopo averci fornito le due dimensioni,

politica e individuale entrambe drammatiche

l’occhio di D’Alessandro ci conduce all’interno

di un anonimo manicomio con foto prese dall’alto

sul collettivo degli ospiti. Un assembramento

distratto di individui, non certo un

gruppo, si aggira nel grande cortile in ordine

sparso e casuale. La solitudine, argomento

molto sottolineato nell’introduzione si rivela

subito e addirittura all’interno di un insieme

di collettivo. La narrazione che segue, pur

non abbandonando mai il gruppo, posa lo

sguardo sui singoli con grande intensità poetica.

Qui la solitudine si palesa con forza e costringe

non a una riflessione politica ma umana,

obbliga alla compassione chi non fosse irrimediabilmente

avvelenato dal cinismo contemporaneo.

D’Alessandro riesce in questa

operazione sul singolo non solo grazie ai volti

ma anche attraverso le mani.

Incontriamo allora primi piani

di mani di una forza visiva

che, in tutta la loro solitaria

espressività scultorea, solo

l’esperienza artistica fotografica

di D’Alessandro poteva cogliere. Mani che si

congiungono a preghiera, che tengono pezzetti

di cibo, mani che cingono teste o reggono

fronti. E forse, ma questa è un’ipotesi che mi

diverte immaginare, le loro dita sono quelle

di dio che toccano i “diversi”, da cui il termine

“tocco” che nel linguaggio popolare è sinonimo

di “matto”. Il libro è suddiviso in 2 parti: la

prima osserva un reparto maschile, la seconda

un reparto femminile, eppure lo sguardo

rimane identico. Non si avverte alcuna differenza

La narrazione fotografica mantiene in

entrambi i casi lo stesso segno e questo rafforza

anche l’idea dell’esclusione dal mondo nelle

sue naturali diversità in una dimensione dove

la solitudine e la costrizione spogliano l’individuo

della sua umanità. Gli esclusi di D’Alessandro

negli ultimi anni è cresciuto molto

nelle valutazioni del mercato, diventando giustamente

un libro immancabile all’interno di

una collezione di buoni libri fotografici.